Contratto derivato nullo per difetto di forma Tribunale di Torino sentenza del 22 gennaio 2018

--Contratto derivato nullo per difetto di forma Tribunale di Torino sentenza del 22 gennaio 2018

Contratto derivato nullo per difetto di forma Tribunale di Torino sentenza del 22 gennaio 2018

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Preliminarmente, in merito all’ambito di efficacia dell’art. 30 TUF, va osservato che la Corte di Cassazione, interpretando estensivamente la disposizione su richiamata, ha statuito che: << Il diritto di recesso accordato all’investitore dal sesto comma dell’art. 30 del d. lgs. n. 58 del 1998 e la previsione di nullità dei contratti in cui quel diritto non sia contemplato, contenuta nel successivo settimo comma, trovano applicazione non soltanto nel caso in cui la vendita fuori sede di strumenti finanziari da parte dell’intermediario sia intervenuta nell’ambito di un servizio di collocamento prestato dall’intermediario medesimo in favore dell’emittente o dell’offerente di tali strumenti, ma anche quando la medesima vendita fuori sede abbia avuto luogo in esecuzione di un servizio d’investimento diverso, ove ricorra la stessa esigenza di tutela >> ( Cass. Civile S.U. del 3/06/2013, n. 13905, nella quale peraltro si evidenzia che: <<A favore di un’interpretazione estensiva della disposizione di cui all’art. 30 del TUF, che sia in grado di meglio assicurare la tutela del consumatore, militano i principi generali desumibili dallo stesso testo unico, sicuramente ispirati all’esigenza di effettività dell’indicata tutela, cui dà ulteriore rinforzo la previsione dell’art. 38 della Carta dei diritti fondamentali dell’UE, che, nel garantire “un livello elevato di protezione dei consumatori”, per ciò stesso impone d’interpretare le norme ambigue nel senso più favorevole a questi ultimi. Ma, soprattutto, milita in tal senso la difficoltà di giustificare, anche sul piano costituzionale, una disparità di trattamento tra l’ipotesi di offerta fuori sede di strumenti finanziari che sia fondata sulla diversa tipologia di servizio d’investimento reso dall’intermediario, quando del tutto analoga è la situazione di maggiore vulnerabilità in cui viene comunque a trovarsi il cliente per il fatto stesso che l’offerta lo raggiunge fuori dalla sede dell’intermediario o degli altri soggetti indicati dal primo comma del citato art. 30 >>). L’orientamento appena citato è stato peraltro riconfermato dalla Suprema Corte con la sentenza n. 7776 del 2014, a seguito delle modifiche introdotte al comma 6 dell’art. 30 TUF, nonché con la sentenza n. 11401 del 2016 ( in cui si afferma appunto che: <<Il diritto di recesso accordato all’investitore dal sesto comma dell’art. 30 del d.lgs. n. 58 del 1998, e la previsione di nullità dei contratti in cui quel diritto non sia contemplato, contenuta nel successivo settimo comma, trovano applicazione non soltanto nel caso in cui la vendita fuori sede di strumenti finanziari da parte dell’intermediario sia intervenuta nell’ambito di un servizio di collocamento prestato dall’intermediario medesimo in favore dell’emittente o dell’offerente di tali strumenti, ma anche quando la medesima vendita fuori sede abbia avuto luogo in esecuzione di un servizio d’investimento diverso, ivi compresa l’esecuzione di ordini impartiti dal cliente in esecuzione di un contratto quadro, ove ricorra la stessa esigenza di tutela >> ). Peraltro, l’orientamento di cui si è detto è ormai seguito costantemente da questa sezione, in casi del tutto simili a quello rispetto al quale qui si discute (si vedano le sentenze n. 4987 del 19/10/2016 del dott. Martinat e n. 4507 del 26/09/2017 della dott.ssa Orlando, che qui si richiamano e condividono).
Alla luce delle sentenze sopra richiamate e dell’orientamento prevalente di questa sezione, si ritiene che la previsione di cui al comma 6 dell’art 30 TUF vada legittimamente applicata al contratto di swap in merito al quale qui si controverte. Infatti, il contratto de quo è stato offerto in vendita al di fuori della sede dell’intermediario, ovvero al di fuori della sede di…….., e inoltre, come si dirà nel prosieguo, ricorre, nel caso che qui interessa, un’esigenza di tutela dell’investitore (requisito richiamato, come si è visto, dalla giurisprudenza di legittimità), ovvero un’esigenza di tutela della……………., essendo quest’ultima qualificabile come cliente al dettaglio.
Pertanto, dal momento che i contratti succitati, sottoscritti tra la…..e………, sono stati stipulati fuori sede ai sensi dell’art. 30 TUF e, ciononostante, non hanno previsto, come normativamente richiesto, il diritto di recesso del cliente entro 7 giorni dalla sottoscrizione, vanno dichiarati conseguentemente nulli.

By | 2018-01-31T19:53:37+00:00 gennaio 31st, 2018|Sentenze e casi trattati|0 Commenti

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Massimiliano Elia Laureato all'Università degli Studi di Torino, è iscritto all’Ordine degli Avvocati di Torino, con abilitazione al patrocinio presso le Giurisdizioni Superiori. Vanta una vasta competenza ed esperienza nel settore bancario e finanziario, con particolare riguardo ai temi della finanza straordinaria e strutturata, ristrutturazione del credito, contenzioso e operazioni di risanamento delle imprese, private equity e venture capital. Massimiliano Elia ha ricoperto il ruolo di Componente della Commissione Assistenza giuridico-economica in materia bancaria e finanziaria di "U.N.I. Ente Italiano di Normazione"; ha assunto incarichi in collegi Arbitrali e collabora quale arbitro con il Tribunale della Camera Arbitrale di Milano. E' autore e coautore di pubblicazioni in materia bancaria e finanziaria e su tali temi partecipa in qualità di relatore a numerosi convegni di studio. Lingue straniere: inglese

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